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CONGRESSO 2010 - Relazione di Enzo Latorraca
La coalizione ed il suo funzionamento: breve analisi della situazione attuale e proposte migliorative.
Care amiche ed amici di Lavori in Corso,
nella vita di un movimento politico (ed questa la definizione che si deve impiegare dopo il consolidamento statutario completato con il II congresso) è fondamentale verificare il funzionamento delle sue articolazioni.
In particolare chi ha scelto di credere fortemente nel metodo democratico e partecipativo (non solo nella forma, ma soprattutto nella sostanza) deve monitorare con attenzione le istanze attraverso cui si sviluppa la democrazia interna: mi riferisco all'assemblea e alla segreteria.
Lo statuto che le ha previste ha inteso conferire all'assemblea, conformemente ai principi in cui crediamo, i più ampi poteri decisionali e d'intervento, riservando alla segreteria un'importante funzione di coordinamento e di attuazione dei deliberata dell'assemblea.
Soprattutto la segreteria, a mio avviso, ha potuto svolgere appieno il ruolo cui era preposta dallo Statuto: la partecipazione è sempre stata ampia e vivace.
Forse la sua composizione non proprio omogenea ha reso più difficoltosa la trattazione dei temi di stretta attualità politica.
In una prospettiva di miglioramento potrebbe prevedersi, in un prossimo congresso, una migliore e più selettiva cernita delle azioni ad essa affidate, prevedendo una riduzione dei suoi membri.
L'intento è quello di rendere la segreteria più rispondente ad una funzione di agile coordinamento e di esecuzione delle decisioni assembleari.
L'assemblea, convocata anche in occasione di alcune riunioni di segreteria, deve però crescere ed assumere il ruolo che le è proprio.
Probabilmente qualche militante ha pensato che fosse sufficiente la segreteria per dare continuità all'azione politica.
In realtà non è così.
L'assemblea resta l'organo propulsore.
Essa deve assumere piena coscienza del suo ruolo centrale nella vita di Lavori in Corso.
La mia proposta per migliorare il suo funzionamento è semplice: calendarizzare le assemblee all'inizio dell'anno, con la loro convocazione a giorno fisso, una volta al mese
Al contrario la segreteria dovrà essere più agile e prevedere, come già avviene, sedute anche informali, secondo le necessità contingenti.
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Le maggiori difficoltà esterne che la coalizione civica ha incontrato riguardano a mio avviso la comunicazione e l'elaborazione della proposta politica in tempi brevi, come spesse si rende necessario.
La comunicazione, non possiamo nasconderlo, richiede investimenti e dunque danari che non possediamo.
Non solo: anche il tempo a disposizione di ciascuno di noi è assai limitato per gli impegni di lavoro e familiari.
Io credo, però, che la comunicazione sia troppo importante e non possa più essere lasciata al volenteroso, ma necessariamente discontinuo impegno di noi aderenti.
Ecco le ragioni per cui ritengo che la fase attuale debba conoscere un momento evolutivo e di grande rinnovamento.
In punto mi riservo di formulare una proposta concreta (che considerate le risorse disponibili, possa migliorare e rendere l'aspetto comunicativo un momento indefettibile) ad una prossima segreteria per poi affidarla alle deliberazioni dell'assemblea.
Quanto ai tempi dell'elaborazione della proposta politica, ritengo che essi dipendano proprio dalle accennate strozzature istituzionali e dalla difficoltà comunicativa verso l'esterno: migliorando l'organizzazione e la comunicazione, accelereremo le istanze ed il loro completamento.
Un percorso, dunque, ancora aperto alla forte collaborazione di tutti noi.
Proposte e strategie politiche per affrontare la prossima scadenza elettorale.
Due anni per approntare la campagna elettorale possono sembrare molti.
In realtà, rispetto al lavoro che ci attende, ritengo che il tempo sia appena sufficiente.
Il primo passo è, come accennavo, il consolidamento della nostra organizzazione: sia sotto il profilo istituzionale ed interno, con la piena affermazione dei principi partecipativi e democratici, sia nella relazione con l'esterno tenendo conto della necessità di rispondere in tempo reale alle sollecitazioni provenienti dalla Maggioranza e delle altre forze politiche.
Senza, ovviamente, rinunciare all'elaborazione ulteriore della nostra proposta politica, per la verità già assai articolata.
Il punto focale, consentitimi di esprimerlo liberamente e senza condizionamenti, non è la questione delle alleanze.
Non ha senso chiedersi con chi allearsi, posto che, ovviamente, allo stato, non esistono le condizioni per condividere un percorso politico con le attuali forze politiche che co mpongono la maggioranza, mentre, con le altre forze di opposizione il dialogo è aperto (pur con tutte le distinzioni necessarie).
La domanda con chi eventualmente allearsi, passa in secondo piano rispetto alla necessità di condividere una base programmatica.
Ma non voglio usare il politichese che, me ne scuso, non si addice alla nostra formazione politica ed all'importante corredo di principi in cui crediamo.
Ciò che voglio dire è assai semplice: valutiamo la proposta politica e se vi sono condivisioni confrontiamoci, senza alcuna pregiudiziale ideologica, con chi la nostra proposta, minima ed indefettibile, condivide.
Certamente dovranno essere valutate le persone, la loro serietà e l'affidabilità dimostrata nel corso degli ultimi mandati amministrativi.
Non pensiamo ai partiti, ma alle idee ed alle persone che intendono seriamente incarnarle.
Diciamo e ribadiamo nuovamente che ognuno di noi ha i suoi trascorsi politici.
Le esperienze di ciascuno, lungi dal dividerci, ci hanno unito in una forma politica nuova sempre più definita.
I colori e le appartenenze non contano: contano le persone ed i propositi che si impegnano ad attuare.
Tocca a noi ogni valutazione sulle scelte a cui potremmo essere indotti per accertare che non contraddicano la nostra carta dei principi, vero ed irrinunciabile baluardo, contro una sempre possibile degenerazione.
I principi non si toccano.
Non potremmo mai, in forza di un'alleanza, rinunciare all'attuazione, in ambito locale, della democrazia partecipata.
Allo stesso tempo non possiamo rinunciare, in ogni luogo, allo spirito di fratellanza, ai diritti universali dell'uomo, all'interesse per il bene comune che ci animano e che rappresentano la nostra vera forza.
Non discutiamo della spartizione del potere, ma di come contenerlo e diffonderlo, affinché non si ripetano i gravi errori del passato che hanno condotto il nostro sistema democratico al collasso.
Abbiamo in noi i parametri (e gli anticorpi) per decidere, senza timore di compromettere il nostro futuro politico e soprattutto il nostro bagaglio di valori.
Non esprimiamo riserve pregiudiziali, ma valutiamo e confrontiamo la serietà delle persone e delle proposte.
Certo non possiamo condividere, rispetto ai partiti nazionali, le ascese verticistiche delle segreterie e delle direzioni nazionali ed il leaderismo imperante (e preoccupante), la sconfitta delle istanze genuinamente democratiche, sacrificate sull'altare della governabilità ad ogni costo.
Non possiamo non considerare l'autoreferenzialità dell'attuale sistema politico.
Non condividiamo la repressione, in atto, delle autonomie locali (ed al governo siede un partito che si definisce autonomista, quando non indipendentista!) con la soppressione delle circoscrizioni, la riduzione dei consiglieri comunali (già fortemente penalizzati nell'attuale ordinamento delle autonomie locali) e l'annunciata abolizione delle province.
Si è affermato che le misure si rendevano necessarie per contenere gli sprechi, nell'ottica del ridimensionamento della spesa pubblica.
In realtà, come ognuno di voi comprende, è solo fumo negli occhi: non sono i consigli circoscrizionali ed il gettone di presenza dei consiglieri a pesare sul bilancio dello stato, ma al contrario sono i privilegi (duri a morire e forse immortali) dei parlamentari, dei ministri e sottosegretari e del sottobosco politico-affaristico che si è impadronito, ad ogni livello, delle istituzioni.
La politica nazionale va esattamente nella direzione opposta rispetto alla nostra.
Lo sviluppo della nostra azione politica
Non si può non partire da una critica serrata della maggioranza che amministra Cantù.
Essa si connota per l'assoluto immobilismo, per i veti contrapposti, per i continui litigi interni.
Le proposte politiche sono iniziative minimali dei singoli senza che vi sia un'idea organica di città.
I grandi temi come l'ambiente, l'urbanistica ed il futuro dei servizi pubblici sono drammaticamente assenti.
Vorrei qui ricordare quali sono stati gli aspetti più negativi di una serie di aride stagioni amministrative:
l'incapacità di dialogare e fare sistema con i comuni vicini.
La velleitaria ed insostenibile politica di pretesa egemonica di Cantù sui comuni confinanti ha impedito di attuare una serie di sinergie che avrebbero consentito un'autonoma politica industriale nei servizi pubblici locali. Sappiamo della subalterna cessione a Como del ramo gas di Canturina Servizi, senza alcun reale vantaggio per Cantù.
Anche una coordinata ed accorta politica di gestione del territorio avrebbe potuto, a livello sovraccomunale, creare degli strumenti per la protezione dell'ambiente, per migliorare l'assetto viabilistico e la gestione dei servizi sociali.
In realtà sappiamo come è andata: non ultima la questione della casa di riposo.
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LIC ha posto la priorità sull'ambiente.
Nella sua azione, anche come forza di opposizione, ha indotto il Consiglio comunale, con voto unanime, a deliberare in favore dell'attuazione delle misure necessarie per contrastare il grave fenomeno dell'inquinamento atmosferico.
Questa maggioranza, sul punto, è stata completamente assente.
Eppure, come è noto, l'aria inquinata è fattore causale di gravi patologie respiratorie, a cominciare dai bambini.
Pur non disponendo di dati epidemiologici, possiamo affermare, senza tema di smentita, che le allergie sono in continuo aumento. Eppure nulla è stato fatto, neppure per sensibilizzare la Regione su un tema di grave attualità.
L'impegno di LIC è quello di insistere sul punto, vigilando ed evidenziando le responsabilità che conseguono alle omissioni.
Sulla saluta non si scherza.
Il tema dell'ambiente ci è caro anche per l'idea, sostenuta da un comitato di cittadini, per l'istituzione di un parco regionale che salvaguardi le ultime realtà di una tradizione contadina ormai, purtroppo, al tramonto e quelle specificità ambientali della brughiera.
Non si creda che parco regionale PLIS possano, in qualche modo, equivalere.
Il parco regionale ha una propria individualità, un coordinamento paesistico definito con strumenti pianificatori appropriati (il PTC) atti ad evitare interventi incompatibili con la conservazione e con le finalità del parco. Il PLIS è, al contrario, uno strumento a geometria variabile, essendo assoggettato alle volubili volontà del Consiglio Comunale.
Anche il PLIS, peraltro, resta nell'alveo della politica dell'annuncio di una maggioranza inconcludente..
Ma il punto davvero dolente ed ancora attuale resta il governo del territorio.
Il nostro PRG è in vigore da oltre 15 anni.
Ha subito una serie di varianti generali che lo hanno stravolto.
Lo strumento urbanistico voluto dall'allora sindaco leghista Selva non ha colto, drammaticamente i suoi obiettivi.
Si è costruito troppo, senza valutare il carico urbanistico ed il peso insediativo di interi nuovi quartieri.
Cantù è cresciuta disordinatamente senza alcun adeguamento viabilistico.
Basta camminare lungo gli assi viari più importanti per comprendere il livello parossistico cui è giunto il traffico urbano con livelli di inquinamento.
Sull'urbanistica, ancora una volta, registriamo una costante: l'assenza di idee.
Non solo: ad aggravare l'assenza c'è l'improvvisazione e lo spreco.
Si parla di circa un milione di euro per l'elaborazione del nuovo PGT, ancora lungo da venire.
Mi chiedo, come è possibile che siano stati spesi importi così elevati ed ancora oggi, a distanza di oltre quattro anni dall'entrata in vigore della L.R. n. 12/05, ancora siamo al solo annuncio del documento di piano? E si aggiungono allo psico-dramma di questa maggioranza i fronti contrapposti ed un fitto velo di mistero che cala sulla bozza di documento.
Addirittura il capogruppo consiliare del PDL minaccia il ricorso al T.A.R. (nei confronti della stessa maggioranza a cui appartiene): non era forse sufficiente la consapevolezza dei propri numeri per pretendere il minimo che un consigliere ha diritto di conoscere?
La situazione creatasi, però, oltre ad essere grottesca è davvero grave.
Non solo perché, ad oggi, il Comune di Cantù non ha approntato lo strumento urbanistico, come prevede la legge 12 (ed il regime transitorio volge al termine, con il rischio di paralizzare completamente la città).
Soprattutto è mancato un percorso partecipativo (previsto anche dalla stessa legge regionale) escluso a priori.
Tali modalità di agire sono agli antipodi rispetto ai principi partecipativi in cui noi crediamo.
Da tempo auspichiamo l'urbanistica partecipata: che siano i cittadini a dare gli indirizzi per la formazione dei piani.
Chi meglio dei cittadini può, in prima persona, dare un contributo importante, indispensabile per creare un'idea di città a misura d'uomo.
Questa maggioranza, senza idee, si affida esclusivamente all'asettico intervento dei tecnici, senza aver mai consultato i propri amministrati.
Proprio per queste ragioni, oggi più che in passato, ha senso la nostra partecipazione.
Con spirito di servizio e con la consapevolezza di dover dare un contributo concreto alla nostra città.
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