Proprio per questo credo che sia opportuno iniziare questa mia relazione
introduttiva ringraziando gli ospiti che hanno accolto il nostro
invito.
HO PENSATO DI DIVIDERE LA MIA RELAZIONE IN QUATTRO PARTI
per mezzo delle quali cercherò di illustrare ed introdurre quelle che
personalmente considero essere le questioni principali sulle quali
dovremo discutere e possibilmente prendere delle decisioni nel corso di
questa nostra giornata che sarà per noi di intenso e, spero, proficuo
lavoro.
Lascio poi agli interventi che seguiranno il compito di aggiungere,
migliorare e completare, quanto sicuramente dimenticherò o tratterò
soltanto superficialmente nel corso del mio intervento.
PRIMA PARTE: UN PO’ DI STORIA - COSA ABBIAMO FATTO DAL 2000 AD OGGI
Poichè questo è il nostro terzo congresso, dopo quelli del 2005 e del
2008, ed è questo il congresso del nostro decennale, credo che sia
opportuno iniziare con un minimo di storia.
Quando nel luglio del 2000, in quattro intorno ad un tavolo, decidemmo
di avviare questa nostra impresa, credo che soltanto io, fra quei
quattro, ero convinto che saremmo arrivati dieci anni dopo a
rappresentare direttamente il 25% dei canturini ed indirettamente il 48%
dei nostri concittadini. Gli altri tre (che sono qui e che quindi
potranno confermare) penso che mi considerassero con compassionevole
bonarietà, un po’ come si considera normalmente un trentenne sognatore
chi si cimenta in voli pindarici con una spiccata vena di fanciullesca
utopia.
Io per la verità contavo di aprire il congresso del decennale con un
doppio mandato da sindaco alle spalle, ma su questo effettivamente
avevano ragione gli altri tre. Non ci ho azzeccato molto. Ma tolto
questo, per il resto credo che possiamo essere più che soddisfatti di
quanto abbiamo fin qui fatto.
Nel 2000, quando iniziammo questa nostra impresa, nessuno a parte noi
(ma credo neppure tutti noi), avrebbe scommesso una lira sul fatto che
saremmo andati sopra al 5% nelle comunali del 2002 e saremmo durati per
più di un mese dopo le elezioni.
Ricordo che c’era da una parte (soprattutto a sinistra) chi riteneva che
la nostra presenza avrebbe semplicemente fatto il gioco il gioco del
centro sinistra, togliendo un po’ di voti a destra e consentendo così al
candidato di sinistra di andare al ballottaggio.
Dalla parte opposta, invece, per lo più ci snobbavano. Ricordo quando ci
presentammo per la prima volta pubblicamente ai canturini.
(segue racconto vicenda MANCATO RINNOVO CONVENZIONE PER MANUTENZIONE DEL
VERDE. Assessore QUINTAVALLE).
Tutti, da una parte e dall’altra, sbagliarono clamorosamente le
previsioni. Andammo ben oltre il 5%, superando il 18%, ridimensionando
fortemente tanto la ds quanto la sin e posizionandoci nella geografia
politica canturina come la vera credibile alternativa possibile al
governo della destra a Cantù.
Sbagliarono anche nel prevedere che ci saremmo sciolti come neve al sole
due giorni dopo le elezioni.
Ricordo in particolare la risposta lapidaria alla domanda di un
giornalista (“Cosa ne pensa di Lavori in Corso?”) data da uno dei
massimi teorici del centro destra canturino: Marino Maspero: “Lavori in
Corso? Una meteora. Fra un mese si saranno tutti dimenticati di loro”.
E con ciò il buon Marino dimostrò, sempre che ve ne fosse bisogno, di
essere realmente un vero genio della politica locale.
Nei cinque anni seguenti facemmo un lavoro davvero ciclopico all’interno
della città. Quartiere per quartiere, strada per strada.
Il resto è cronaca: 24% (e rotti) al primo turno delle elezioni 2007;
48% al secondo turno, con la vittoria sfuggita per un soffio. Forse per
errori nostri, o forse perchè qualcuno preferì
un Sala bis piuttosto che una nostra vittoria.
Oggi le cose sono profondamente cambiate.
Nostro compito oggi è di considerare, innanzitutto (come peraltro
iniziammo a fare subito, all’indomani della sconfitta e come abbiamo
continuato a fare nei due anni che ci stanno alle spalle), non tanto le
cose fatte, quanto gli errori commessi (per evitare di commetterli
nuovamente) e le cose che ancora dobbiamo fare.
Nostro compito è dunque di fare tesoro di questi 10 anni e guardare
avanti con fiducia.
Posso dirlo questo, devo confessarvi, soltanto oggi. Devo qui ammettere
che, nonostante tentassi di mostrare tranquillità e sicurezza (del resto
questo era in quel momento il mio compito) la delusione fu davvero
tanta e profonda.
Quasi tutti dissero che s’era trattato comunque di un successo. Chi
avrebbe mai davvero realisticamente pensato di arrivare in così poco
tempo a diventare la seconda forza politica canturina raccogliendo il
voto di un canturino su quattro, annullando praticamente la Lega,
ridimensionando fortemente tutti i partiti dell’arco costituzionale
cittadino e sfiorando addirittura la vittoria al ballottaggio per un
pugno di voti.
Tutte cose vere, ma il dato inconfutabile era e restava che, comunque,
avevamo perso.
Soltanto oggi, dopo due anni in cui davvero ho personalmente faticato a
non gettare la spugna, posso dire onestamente di essere uscito dal
tunnel del pessimismo in cui la sconfitta mi aveva infilato e di
guardare al futuro con ragionevole ottimismo.
E questa nuova ottimistica visione la debbo soprattutto alle molte
persone che ci dicono continuamente: “non mollate; andate avanti; la
prossima volta toccherà a voi, non c’è dubbio, e sapete perchè? perchè
siete nel giusto”.
SECONDA PARTE: QUALCHE QUESTIONI DI MERITO
Ed eccoci allora alla seconda parte della mia relazione: se guardiamo al
futuro dobbiamo innanzitutto pensare al merito delle questioni. Ai
problemi aperti dentro la nostra città.
Lascio ad altri che seguiranno il compito di dettagliare meglio questo
tema.
Mi limito qui ad accennare ad alcune questioni, che personalmente
giudico di primaria importanza per la nostra città.
INNANZITUTTO la questione PGT. Vedremo quali sorprese ci riserverà la
bozza che nelle prossime settimane la maggioranza ci presenterà, ma noi
in questa sede dobbiamo cogliere l’occasione per dire a chiare lettere
che questo nuovo PGT deve a nostro avviso servire per dire: “BASTA!
BASTA! BASTA! ALLA CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA ED AL MASSACRO
INDISCRIMINATO DEL NOSTRO TERRITORIO CHE HANNO CARATTERIZZATO GLI ULTIMI
17 ANNI DI AMMINISTRAZIONE CITTADINA”.
Altro che difendere la terra dei nostri padri. 17 anni di governo
leghista della città hanno significato per Cantù distruzione ed
abbruttimento.
Dobbiamo perciò dire con chiarezza, più ancora di come abbiamo fatto nel
passato, che noi vogliamo prima di tutto UNA CITTA’ PIU’ VERDE E PIU
BELLA. Ed una città più verde la si ottiene in un solo modo: frenando il
consumo selvaggio del territorio e promuovendo un’edilizia di qualità,
cioè l’esatto contrario di quanto è stato fatto dal 93 ad oggi.
E nel contempo promuovendo con coraggio la realizzazione del Parco
Regionale della Brughiera, come abbia fatto, inascoltati, nel consiglio
comunale da noi convocato lo scorso anno e di cui altri che seguiranno
negli interventi diranno più dettagliatamente.
Una città più verde significa per noi una città in cui le persone
possono davvero vivere meglio. Una città più rispettosa delle esigenze
qualitative delle persone. Una città a misura di bambini, che non a caso
associano sempre, nei loro disegni onirici, la loro casa e la loro
città col verde dei prati e degli alberi.
Ma dire basta alla cementificazione selvaggia, occorre qui dirlo con
altrettanta chiarezza, non significa affatto dire basta all’attività
edilizia. L’edilizia è un settore importante dell’economia di ogni
territorio e come tale va preservata. Ebbene in una città tanto
abbruttita e massacrata, il ruolo dell’edilizia resta centrale. C’è
un’intera città da abbellire, da ristrutturare. Ci sono aree dismesse
enormi da valorizzare. C’è insomma tanto lavoro da fare anche per le
imprese edili. Ed un’edilizia sana, verde, di qualità, va considerata
non un nemico da contrastare ma, al contrario, come una nostra buona
alleata.
E vengo così alla questione economica: commercio ed artigianato. Due
settori che, negli ultimi 15 anni, sono stati blanditi a parole ma
massacrati nei fatti. Basti qui citare le scelte viabilistiche che hanno
fortemente penalizzato le attività commerciali del centro città, ed il
mancato avvio di un PIP a vantaggio dell’artigianato, oltre alla scelta
di sperperare denaro pubblico in una miriade di iniziative presuntamente
a favore dell’artigiano ma di fatto del tutto inutili. Dobbiamo qui
dire con chiarezza che noi siamo per la difesa e la promozione del
lavoro e dell’economia e siamo convinti che economia oggi deve fare e
non può non fare rima con ecologia. Ambito, questo dell’ecologia, fra
l’altro, di possibile e sicuro investimento e profitto per le imprese.
Una terza questione, ma a Cantù, forse, la prima per gravità: la
questione viabilistica. Questa è sicuramente da anni la nota forse più
dolente nella nostra città. Da trent’anni attendiamo la realizzazione
della tangenziale sud e ancora non se ne vede l’ombra. Anzi addirittura
si sbaglia completamente il tiro. Invece di concentrare le risorse sul
tratto dal Giudici a via Milano, si investono risorse su un lotto del
tutto inutile, da Via Giovanni XXIII a Corso Europa. Non era forse
meglio, diciamo noi, continuare ad utilizzare il tratto dalla rotonda di
via per Cucciago fino alla rotonda del Sigma e poi a seguire lungo
Corso Europa, e destinare invece le risorse investite sulla nuova
bretella nella realizzazione di un primo tratto del collegamento, quello
si davvero prioritario, Giudici - via Milano?
Anche in questo caso un clamoroso errore nella scelta delle priorità che
non produrrà alcuna utilità alla città e che invece porterà serissimi
danni, economici e non solo, a molti proprietari di piccoli appezzamenti
di terreno nel tratto interessato dal nuovo lotto.
Ed è da non credere che si continui ancora a dire che mancano i soldi
per il tratto più importante e più costoso, quando poi scopriamo che ben
36 milioni di euro vengono spesi per una galleria a Pusiano, dalla
dubbia utilità, che molti cittadini della stessa Pusiano neppure
vogliono e che, nella migliore delle ipotesi, coinvolge un numero
enormemente minore di persone.
E nel contempo un’altra spesa di milioni di euro viene invece
preventivata per realizzare una nuova variante autostradale dalla dubbia
utilità e che nessuno (a parte il nostro sindaco) sul territorio dei
nostri comuni sembra volere. Scelta, fra l’altro, che in barba
all’autonomia locale, viene calata completamente dall’alto senza neppure
prendersi prima la briga di, quanto meno, interpellare le parti più
direttamente interessate dall’opera, per le ricadute negative che
inevitabilmente produrrà.
Quarta questione: inquinamento. Forse troppo spesso in molti dimenticano
che questo è il problema più grave ed allarmante in questo momento per
Cantù e per l’intero nostro territorio locale, da Como a Lentate. Anche
in questo inizio del nuovo anno, nella nostra città (e nei paesi vicini i
dati non cambiano) siamo costantemente, quando più, quando meno, ben al
di sopra dei limiti di tolleranza previsti dalla normativa europea in
materia di polveri sottili, a tutela della salute delle persone (ed in
particolare dei bambini). E di fronte a tutto questo c’è, da parte della
maggioranza, un’assenza ed un silenzio frastornante. Qui va a noi
riconosciuto il merito di aver costretto la maggioranza, in un consiglio
comunale da noi convocato lo scorso anno, ad assumere l’impegno di
adottare entro un anno un serio Piano d’Azione contro l’inquinamento.
Staremo a vedere cosa ci proporranno. E su questo non dovremo attendere
ancora a lungo perchè il termine di un anno sta ormai per scadere.
Infine la quinta ed ultima questione che voglio qui sottolineare,
assolutamente centrale nel nostro programma politico. La questione della
partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica ed
amministrativa locale e, insieme, di quello che nel nostro programma
abbiamo chiamato “federalismo municipale”. Si aprono qui i temi
fondamentali dell’importanza dei luoghi di partecipazione diretta
popolare, della trasparenza e pubblicità delle scelte amministrative,
delle assemblee di quartiere e della democrazia partecipativa, e con
essa del buon governo e del buon uso delle risorse pubbliche. Un tema
troppo vasto per poter essere trattato in poche battute e per il quale
rimando pertanto al nostro programma elettorale depositato nel 2007.
Basti qui dire che la nostra visione è del tutto antitetica con le
scelte di questa amministrazione che del PGT non fa sapere nulla a
nessuno, nè ai consiglieri di minoranza nè, tantomento, ai cittadini, e
che il buon governo ed il buon uso delle risorse lo intende come ben si
intuisce dalla vicenda che ora mi consentirete di raccontarvi:
BIAGIO BARRA
Questi, a mio avviso, sono i principali temi, ma non certo gli unici,
intorno ai quali continuare a sviluppare la nostra attività politica
dentro la nostra città.
TERZA QUESTIONE: STRATEGIA DA QUI AL 2012
Ma accanto ai temi devo qui porre la questione del metodo e della
strategia che dovremo seguire da qui al 2012.
Su questo voglio spendere poche parole ma vorrei che queste poche parole
fossero molto chiare, in modo che chi abbia orecchi per intendere
intenda.
Noi siamo la prima forza politica di minoranza in questa città, ed in
assoluto la seconda forza politica canturina dopo il PDL.
Questo ci pone di fronte ad una grande, direi un’enorme, responsabilità.
Se dal 2002 al 2007 il nostro lavoro fu tutto mirato a consolidare la
nostra posizione dentro il panorama politico canturino, a rendere
credibile la nostra proposta agli occhi dei nostri concittadini ed a
consolidare il nostro radicamento all’interno dei diversi quartieri
della nostra città, oggi il compito che ci attende è un altro.
Io credo che a noi spetta oggi la responsabilità di far nascere, a
partire dalla nostra esperienza, ma aprendoci all’esperienza altrui, una
GRANDE ALLEANZA TRASVERSALE DI TUTTE LE FORZE POLITICHE E SOCIALI
CANTURINE CONVINTE CHE SIA FINALMENTE E DAVVERO VENUTO IL MOMENTO DI
VOLTARE PAGINA NELLA STORIA POLITICA ED AMMINISTRATIVA DELLA NOSTRA
CITTA’.
Io credo che dovremo seriamente impegnarci in questo lavoro di
costruzione di questa grande ipotesi di cambiamento, e penso che
dovremmo farlo senza pregiudizi e senza limiti da considerare
invalicabili. Chiedendo però anche agli altri di fare altrettanto,
abbandonando reciprocamente pregiudizi e diffidenze.
Cantù ne ha estremamente bisogno e noi glielo dobbiamo. Sono
personalmente convinto che noi possiamo e dobbiamo rappresentare da oggi
in avanti il fulcro catalizzatore della volontà di cambiamento ormai,
io credo, ampiamente diffusa e maggioritaria dentro la nostra città.
Sono infatti convinto che sempre più numerosi siano i nostri
concittadini che attendono con ansia da noi una chiara proposta in
questa direzione.
E sono assolutamente convinto che numerosi esponenti politici canturini,
non solo dentro le forze politiche attualmente di minoranza in
consiglio comunale ma anche in alcune fra quelle di maggioranza,
attendano da noi questo segnale, ed è evidente che questo segnale oggi
non può venire che da noi.
So bene di dire in questo momento cose che avranno bisogno di tempo per
essere approfondite, discusse, se del caso metabolizzate, ma so anche
che da qui, oggi, possiamo e, io credo, dobbiamo iniziare questo cammino
rinnovato che potrà portarci, finalmente, alla vittoria elettorale nel
2012.
Vedremo se e da chi, questa nostra proposta verrà ripresa e raccolta.
Abbiamo ancora tempo a disposizione e questo è solo l’inizio.
Anche al nostro interno, a partire da oggi, dovremo discutere molto, ma
sono convinto che la scelta di imboccare questa strada possa avere il
significato di un’indicazione forte, diretta trasversalmente all’intera
cittadinanza canturina. E sono anche convinto che i canturini saranno
pronti a cogliere ed a raccogliere questa nostra proposta.
Sento crescere un bisogno ed una forte attesa di novità, e noi abbiamo
il compito ed il dovere di dare forma e risposta a questa attesa.
QUARTA QUESTIONE: LIC FUORI CANTU’
Vengo infine, in conclusione, alla quarta questione che ho lasciato per
ultimo ma alla quale, come sapete, tengo moltissimo, forse in questo
momento più di tutte le altre.
Una questione alla quale, su mandato della nostra segreteria e della
nostra assemblea, ho dedicato molte ore e molte giornate, passate in
colloqui ed incontri, nel corso dell’ultimo anno.
La questione, cioè, dell’esportazione in ambito provinciale della nostra
esperienza di inedito e trasversale laboratorio politico, capace di
riunire in unità diversità che sembravano in passato del tutto
incomunicanti.
Debbo a questo punto darvi conto, ed approfitto di questa occasione
congressuale, del lavoro svolto su vostro mandato nei mesi trascorsi.
Nel corso dell’intero anno ho preso contatto e mi sono confrontato con
numerosi amici e gruppi organizzati del mondo dell’associazionismo e del
volontariato impegnato, sull’intero nostro territorio provinciale.
Da questi contatti e confronti ho tratto l’impressione, prima, e la
conferma, poi, che non solo esiste un clamoroso vuoto politico che
attende di essere colmato, ma anche che, in più, numerosissime sono le
persone disposte a contribuire a costruire, insieme a noi, un soggetto
politico locale capace, a partire dal nostro territorio provinciale ma
guardando anche alla dimensione regionale e nazionale, di colmare questo
vuoto.
Preso atto di questo positivo riscontro nell’ambito del mondo
dell’associazionismo impegnato, ho di recente allargato l’azione
all’ambito dell’economia e delle professioni e, da ultimo, all’ambito
delle amministrazioni locali.
Da tutto questo ampio lavoro di contatto e confronto ho tratto la
convinzione che sia realmente possibile dar vita nella nostra provincia
ad una FEDERAZIONE CIVICA, fortemente radicata nel territorio,
trasversale alle diverse appartenenze culturali ed alternativa alla
destra ed alla sinistra, che si avvalga dell’esperienza e della capacità
di persone e gruppi diffusi in tutta la provincia, e che possa
partecipare alle prossime elezioni provinciali con la concreta
possibilità di sconvolgere in profondità gli equilibri politici da
troppo tempo consolidati e sclerotizzati all’interno del nostro
territorio provinciale.
La presenza di molti amici (sindaci ed ex sindaci, consiglieri ed
assessori) esterni alla nostra esperienza di Coalizione civica
Canturina, dimostra quanto fondata sia questa ipotesi.
E se si tien conto del fatto che a questo congresso (che ha una valenza
prevalentemente interna alla nostra Coalizione di Liste Civiche
Canturine ed alla sola politica ed amministrazione della nostra città)
mi sono limitato ad invitare soltanto amici amministratori di comuni a
noi vicini, e non anche gli altri numerosi amici più distanti dalla
nostra realtà cittadina, e tantomeno gli amici appartenenti all’ambito a
noi più affine, ossia quello del volontariato e dell’associazionismo,
possiamo legittimamente considerare questa numerosa presenza come un
sintomo del fatto che, come noi riteniamo, i tempi siano davvero ormai
maturi per pensare ad organizzare, insieme a tutti gli altri con i quali
abbiamo già in quest’anno costruito dei contatti ed a tutti coloro che
ancora non abbiamo contattato ma che dovremo raggiungere con questa
nostra proposta nei prossimi mesi, un congresso costituente di quella
che, nell’arco di un anno, potrà diventare l’embrione FEDERAZIONE CIVICA
PROVINCIALE. Ed io penso che a questo congresso costituente potremo
arrivare già il prossimo autunno, per poi procedere, insieme, a
costruire con serietà il programma politico che porterà la nascente
federazione alle elezioni provinciali del 2012.
Certamente abbiamo molto da fare e da lavorare. Ma il tempo e,
soprattutto, la voglia non ci mancano. Sono convinto che anche su questo
fronte potremo davvero, come abbiamo già fatto a Cantù, costruire
qualcosa di inedito e di grande.
Occorre però crederci sapendo che in molti, ne sono convinto, attendono
che questa nostra idea si materializzi concretamente quanto prima
possibile.
E sapendo inoltre che potremo contare sulla capacità e sull’attivo,
inestimabile contributo, di molti amici, taluni dei quali sono qui oggi
fra noi e li ho ricordati all’inizio, che con l’esperienza dei loro anni
trascorsi dentro la politica e dentro le istituzioni locali, potranno
darci un contributo per noi indispensabile e probabilmente decisivo.
CONSCLUSIONE
Permettetemi infine di concludere con una citazione personale.
Nel corso degli ultimi due anni sono stato più volte sul punto di
gettare la spugna.
All’indomani delle elezioni avevo deciso di non rientrare in consiglio e
se ci sono poi rientrato è solo in ragione della vostra insistenza e,
in più, per evitare di fare un piacere, andandomene, a persone che non
meritano di ricevere piaceri.
Nel corso degli ultimi due anni, al di là dell’apparente atteggiamento
di sicurezza più millantato che reale, la frustrazione mi ha spesso
portato ad essere davvero sul punto di gettare la spugna.
Il lavoro del consigliere di opposizione, se lo si fa col necessario
impegno morale ed emotivo, è davvero un lavoro frustrante e
pesantissimo.
Per due anni ho lavorato, al meglio delle mie possibilità, nella nostra
città e nel nostro consiglio comunale. Per un anno, l’ultimo, ho cercato
di fare del mio meglio per adempiere al mandato esplorativo provinciale
che mi avevate conferito.
Pero sentivo che mi mancava qualcosa. Una motivazione che fosse forte
dentro, che avevo invece sentito dal 2000 fino al 2007 e che ora non
sentivo più così forte. Mi sembrava, in altri termini, di procedere più
per forza di volontà, per senso del dovere, per inerzia, che non per
forza di convinzione morale e motivazione profonda.
Poi di recente questa convinzione e questa motivazione le ho finalmente
ritrovate, in parte rileggendo alcuni testi gandhiani, che come sempre
in passato, in momenti di questo tipo in passato mi hanno sempre aiutato
e confortato, e poi, definitivamente, ripensando e rileggendo, una
notte di qualche giorno fa, una frase che mi aveva prima detto e poi
scritto di suo pugno, giusto perchè non me la scordassi, su un suo libro
una donna che ho l’onore ed il piacere di conoscere personalmente, per
averla più volte ospitata qui sul nostro territorio ed aver passato con
lei momenti che considero fra i più importanti nel mio personale cammino
di crescita umana, politica e spirituale.
Questa donna si chiama Hebe Bonafini ed è, come sapete, la storica
presidente dell’Associazione “Madres de Plaza di Mayo” un gruppo di
donne fantastiche, ormai tutte ultra ottantenni, che dal 30 aprile del
’77, ininterrottamente, lottano disarmate, in nome e nel ricordo dei
loro figli desaparecidos, per un mondo più libero e più giusto.
Il libro è questo, si intitola “Ni un paso atras” (“Neppure un passo
indietro”) e la frase è questa:
“Sappiamo che questa è la strada giusta, e malgrado nessuna di noi
arriverà a vedere il risultato, continueremo a seminare ideali, per far
si che altri raccolgano sogni e speranze in un mondo più giusto e
solidale. La unica lucha que se pierde es la que se abandona (L’unica
lotta che si perde è quella che si abbandona)”.
Grazie.
Claudio Bizzozero
Segretario Coalizione Civica Lavori in Corso
Capogruppo Consiliare Comune di Cantù